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Numero 6(70)
Un bilancio del primo trimestre:
il governo è preoccupato del cambio del rublo


    I risultati del primo trimestre di quest’ anno hanno superato ogni aspettativa. Secondo il Goskomstat la crescita del PIL e’ stata del 6,4%, mentre quella della produzione industriale del 6%. E anche se il Ministero dello Sviluppo Economico mantiene sempre una previsione di crescita del 4,3% per tutto il 2003, al governo si parla già della possibilità di rivedere la crescita su valori più alti. Comunque il vice di Kassianov fresco di nomina Boris Aleshin ha dichiarato recentemente che partendo dai risultati del primo trimestre si potrebbero prospettare obiettivi molto più ambiziosi di quelli proposti da Gherman Gref. Questo commento è già stato interpretato da molti come una nuova testimonianza dell’ indebolimento del Ministro dello Sviluppo Economico e del Commercio, il quale non si fa vedere in pubblico da un mese e mezzo. Un’ altra batosta, e molto severa, per le posizioni di Gref, è rappresentata dal recente rifiuto di Mikhail Kassianov di vistare la versione della riforma metaniera preparata dal dicastero di Gref. Però, come avevamo segnalato nei numeri precedenti, è difficile immaginarsi cambiamenti cardinali in vista delle elezioni legislative e presidenziali. Quindi Gref sembra votato a un lento “deperimento politico”.
    Per quanto riguarda specificamente gli indici economici, è perfettamente chiaro che le brillanti cifre erano state ottenute grazie ai prezzi estremamente alti del petrolio. I prezzi del petrolio hanno permesso alle compagnie petroliere di aumentare l’entità degli investimenti, il che ha permesso di mostrare una crescita degli investimenti del 10% nel primo trimestre. Inoltre i prezzi del petrolio hanno portato a una crescita della liquidità in rubli e hanno dato una sferzata ai consumi della popolazione, con conseguente impatto positivo sul setttore terziario. Come dimostra il distacco tra i ritmi della crescita economica e la produzione industriale, la crescita del PIL è sempre trainata dal settore dei servizi.
    Nel contempo gli stessi prezzi elevati del petrolio hanno ridotto la competitività del settore di trasformazione. A partire dall’inizio dell’anno il rublo si è rinsaldato di quasi 70 copechi, mentre l’inflazione rimane al livello dell’anno scorso, e alla fine dei 4 mesi era del 6,2%, contro il 6,6% nei primi quattro mesi dell’anno scorso. Questo vuol dire che in termini reali il rublo si è rinsaldato rispetto al dollaro dell’8% dall’inizio dell’anno.
    Come avevamo previsto, la preoccupazione per questa tendenza è stata testimoniata non dagli esponenti della Banca centrale bensì dai rappresentanti del Governo. Il vice ministro delle finanze Serghej Kolotukhin ha dichiarato recentemente che il consolidamento del tasso di cambio nominale avviene non solo per effetto dell’ afflusso degli introiti derivanti dalle esportazioni, ma anche come risultato di ingenti prestiti contratti all’estero dalle società russe. Secondo Kolotukhin questa tendenza puo’ portare a due conseguenze. In primo luogo, come già osservato, l’afflusso valutario comporta una riduzione del potenziale dell’industria russa. In secondo luogo, la crescita del debito delle aziende rappresenta un aumento dei rischi debitori per l’economia, difficilmente controllabili dal governo. Kolotukhin ha sottolineato l’intenzione del governo di non permettere il ripetersi della sceneggiatura della crisi asiatica del 1997, che era scoppiata a causa della crescita incontrollata dei prestiti da parte delle società asiatiche.

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