Espresso
Q U I N D I C I N A L E   D I   I N F O R M A Z I O N E
Russian
Home Giornale Archivio Redazione Pubblicità Dove siamo
 
Numero 3(94)
Esce Follini e torna Tremonti, questa volta da Vicepremier
TERZO GOVERNO BERLUSCONI
LA SQUADRA E’ PIU’ O MENO LA STESSA IN UN GOVERNO COMPOSTO DAL NUMERO RECORD DI 99 MEMBRI


    Silvio Berlusconi si dimette.
    No, non si dimette.
    Berlusconi si è dimesso.
    Berlusconi è ancora e sempre Presidente del Consiglio dei Ministri. Forse Gianfranco Fini e Marco Follini capiscono, forse. Noi no. Umberto Bossi chissà… Un tempo le crisi erano diverse, almeno quelle italiane. Vediamo le ultime: Fausto Bertinotti impallina Romano Prodi ed il primo Governo italiano con gli ex comunisti in maggioranza; l’incarico viene affidato dall’allora Presidente della Repubblica Eugenio Scalfaro all’allora Segretario DS Massimo D’Alema, cade D’Alema e rifà il Governo, cade ancora (anche in quel caso, come per Berlusconi, galeotte furono le regionali) e la legislatura si chiude con un Governo del redivivo Giuliano Amato. Prima ancora la vittoria di Prodi era stata ‘spianata’ dallo storico “ribaltone” di bossiana memoria, quel Bossi che invece oggi è e resta il più fedele alleato del reincaricato Premier.
    Dunque che accade? Le elezioni regionali assestano una scoppola micidiale alla Casa delle Libertà che riconquista solo Lombardia e Veneto e subisce una Caporetto in tutto il resto d’Italia. Una sconfitta, l’ennesima, da quando il centro destra governa. Tramontati i giorni storici in cui le bandiere rosse venivano ammainate dai Municipi di Bologna e Padova. Una dopo l’altra le roccaforti si sono sgretolate: ha cominciato la Sardegna, ha proseguito il Friuli Venezia Giulia, poi le Bologna e le Padova sono tornate a sorridere all’Ulivo, e quindi la capitolazione del Piemonte, della Liguria, del Lazio dove a perdere è uno dei capi di AN: Francesco Storace. Per non parlare della Puglia dove la CdL era convinta di avere l’avversario più debole della storia: Nichi Vendola, comunista di PRC, triste nel tratto del volto e soprattutto gay dichiarato da sempre. Ha vinto lui con lo slogan “pericoloso, come tutte le persone oneste”.
    Sopravvivono da Presidenti di centrodestra Roberto Formigoni in Lombardia e Giancarlo Galan in Veneto, soli contro tutti; a maggior ragione se continuando il trend alle politiche del 2006 saranno i Prodi, i Rutelli e i Fassino (e perchè no i Bertinotti) a prendere in mano le redini del paese.
    Il disastroso voto amministrativo che ha fatto segnare all’attuale opposizione parlamentare un + 7% ha scosso dalle fondamenta la CdL. Il primo ad alzare i toni è stato -evidentemente in perfetta sintonia con il Presidente della Camera Pierferdinando Casini- il Segretario dell’UDC Marco Follini con le sue dimissioni da Vicepresidente del Consiglio accompagnate dalle analoghe dimissioni di tutti i componenti del suo partito che avevano cariche di Governo o sottogoverno. Uno scossone che non lasciava indifferente Fini il quale, pur cercando inizialmente una mediazione con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio (e uomo ombra di Berlusconi) Gianni Letta e con il Ministro degli Interni Giuseppe Pisanu, doveva arrendersi alla volontà dell’alleato di proseguire la legislatura solo a patto che venisse varato un nuovo Governo con un nuovo programma. Talmente convinto da concordare con Berlusconi la fine dell’esecutivo ed comunicarla ai giornalisti per poi essere smentito dallo stesso Berlusconi che annunciava che si sarebbe presentato in aula a spiegare la situazione nella “pienezza dei suoi poteri”. Una situazione al limite dell’incredibile che spingeva il leader di Alleanza Nazionale ad avvicinarsi alle posizioni già assunte tanto dai centristi come dal nuovo PSI di Bobo Craxi e Gianni De Michelis, ipotizzando anche per i suoi dimissioni ed appoggio esterno al Governo. Convinti dell’inutilità della crisi rimanevano i Ministri leghisti Maroni, Calderoli e Castelli nonché il piccolo PRI di Giorgio La Malfa. Nuova svolta, dopo un’infittirsi di frenetiche consultazioni ecco Berlusconi che in aula va a rassegnare le dimissioni con già in tasca, però, la fiducia per un Berlusconi bis (o ter se si considera quello che fu il primo esecutivo guidato dal Cavaliere di Arcore).
    Governo nuovo e programma nuovo imperniato su famiglia, impresa e Sud, dove la batosta elettorale era stata maggiore. Governo nuovo? Follini lascia Palazzo Chigi e chi lo sostituisce? Giulio Tremonti, l’ex potentissimo Ministro dell’Economia che appena insediato propone -a livello del tutto personale- l’ipotesi di prolungare le concessioni già esistenti per gli stabilimenti balneari in modo da ricavarne denaro fresco da investire per promuovere il turismo straniero al Sud. Giornali e giornalisti semplificano il concetto di concessione per 99 anni in ‘vendere’ e su Tremonti si scatena un incredibile putiferio mediatico. Altre novità? Certo, l’ingresso di Francesco Storace, sconfitto nella sua rincorsa alla conferma a Presidente del Lazio, nel Governo al posto di Girolamo Sirchia alla Sanità. Prima mossa un’apertura ai fumatori oggi come oggi ghettizzati in tutti i locali pubblici e di lavoro. Prima conseguenza la polemica uscita dal Governo di Maurizio Gasparri, leader di una corrente antagonista di quella di Storace all’interno di AN. Fuori Gasparri, indisponibile La Russa, amico fraterno del Ministro uscente, e Ministri gli avversari Alemanno -che già c’era- ed il ripescato Storace. Un dramma tutto interno ad AN che però, sia chiaro, ovviamente non finisce qui.
    Esce dal Governo Sirchia, esce anche uno dei fondatori di Forza Italia, quel Giuliano Urbani che lascia i Beni Culturali per approdare -forse- alla televisione di Stato, al suo posto il Presidente dell’UDC Rocco Bottiglione che lascia così gli Affari Comunitari a Giorgio La Malfa. Promozione infine per Claudio Scajola, già Ministro degli Interni poi costretto a dimissioni, rientrato come Ministro per l’Attuazione del Programma ed ora Ministro delle Attività Produttive al posto di Marzano che lascia. Tutto qui, e poco altro.
    Sostanzialmente riconfermata la nutritissima pattuglia di Viceministri e Sottosegretari. E’ un Governo nuovo? basta il ritorno di Tremonti? E l’ingresso di... Storace e ...La Malfa per definirlo tale? Cosa hanno incassato i centristi di Casini e Follini? Buttiglione ai Beni Culturali? Sono molti di più i Ministri che stanno lì dov’erano: Fini, Pisanu, Maroni, Moratti, Castelli, Calderoli, Martino, Lunardi, Giovanardi, Prestigiacomo, La Loggia, Baccini… E quanto al programma? tutelare la famiglia? ci mancherebbe altro… rilanciare il Sud? se ne sono convinti anche i leghisti in Via Bellerio che è indispensabile; rilanciare l’economia? e altrimenti, di cosa si campa? ma non bastava il documento sulla competitività?
    Sta di fatto che gli analisti berlusconiani avevano detto al loro capo che andando a elezioni subito una speranza di vittoria c’era, fra un anno, a scadenza naturale, con l’economia mondiale che va e andrà male, neanche mezza. Ma bisognava andare a elezioni ovviamente compatti, disuniti come stava accadendo avrebbe significato una Waterloo di proporzioni bibliche. Di necessità virtù è nato il nuovo Governo che l’opposizione non ha esitato a definire -non senza qualche ragione- come ‘balneare’.
    L’idea, verosimilmente, è di lavorare un anno per portare all’incasso alcune azioni di Governo che possano riconquistare l’elettorato (vedi l’abolizione dell’IRAP o una ‘avvertibile’ diminuzione delle tasse che non sia solo uno slogan di facciata), e magari riconquistare quegli alleati, ex alleati, ex amici, possibili antagonisti che hanno corso fuori dalla CDL o che non hanno corso affatto: vedi la Mussolini con Alternativa Sociale, la nuova Democrazia Cristiana di Rotondi, i Radicali di Pannella, o -in Veneto- PNE Progetto NordEst di Giorgio Panto, unica formazione, a livello nazionale, ad ottenere seggi pur correndo al di fuori dei due poli con un forte successo locale (6%).
    Berlusconi, però, è stato chiaro: ha detto pubblicamente che se la CdL non si presenta unita alle prossime elezioni lui non ci sarà, e ai suoi ha detto che se dovesse essere sconfitto non andrebbe a fare opposizione per altri cinque anni come già fatto in passato. In poche parole… prove tecniche di successione. Berlusconi se si trovasse costretto a non potersi ricandidare in seguito ai nuovi procedimenti giudiziari apertisi a suo carico potrebbe puntare -per la sua successione- su Giulio Tremonti, oppure su Gianni Letta, mentre Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini pensano ovviamente anche a se stessi. Oppure Berlusconi potrebbe uscire di scena promosso da Palazzo Chigi al… Qurinale, non si sa mai.
    Comunque sia in uno di questi casi si spaginerebbe tutto, e lo stesso bipolarismo potrebbe andare in crisi: Prodi e Follini sono più o meno lontani fra loro di quanto non lo siano rispettivamente lo stesso ex Presidente della Commissione Europea da quel Bertinotti che ne sancì il primo tracollo, o l’ex Vicepresidente del Consiglio dall’alleato Umberto Bossi? se la risposta è che Prodi e Follini fanno meno fatica a parlare fra loro che non con i rispettivi fattori “B” allora…. Ma questa è tutta un’altra storia. La storia, forse, del 2006, o dal 2006 in avanti…

in alto <<  ARTICOLO PRECEDENTE      ARTICOLO SEGUENTE  >> in alto
ALTRI ARTICOLI DELLA RUBRICA "NEL MONDO"
L’intervista dal Marc Franco, Ambasciatore della Commissione Europea in Russia
Rambler's Top100    Rambler's Top100