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Numero 14(59)
Parole e fatti, o come si cacciano via gli investitori
Nella repubblica di Mari-El vogliono mandare in bancarotta una società mista italo-russa


    Negli ultimi anni “il capitalismo selvaggio” che aveva inondato la Russia negli anni 1990, si è messo pian piano a cedere spazio a rapporti civilizzati nel business.
    Le aziende che vogliono ottenere una bella immagine in Occidente preferiscono risolvere le questioni controverse per vie legali e in conformità alla legge, invece di usare killer ingaggiati e poliziotti corrotti. Tuttavia, i metodi di gioco sporco continuano ad essere di moda in alcune regioni. Uno di questi metodi è la “bancarotta su commissione”: un’azienda viene fatta affondare nei debiti, dopo di che vien comprata per niente da “qualcuno”, amico delle autorità locali o delle forze dell’ordine. Simile situazione si è creata anche nella piccola repubblica autonoma di Mari-El.
    Dopo che a dicembre del 2000 Leonid Markelov era stato eletto Presidente della repubblica, la regione non è diventata più allettante per gli investitori, come egli prometteva prima delle elezioni. Al contrario, secondo i dati dei mass media che citano le informazioni presentate dal Comitato per le statistiche di Mari-El, nella repubblica l’attività relativa agli investimenti si è ridotta del 13%. A causa di sbilanciamenti nella politica budgetaria, tra le autorità repubblicane e municipali sorgono regolarmente dei conflitti, dato che tutte le municipalità si pronunciano contro una ridistribuzione dei loro mezzi a favore del budget repubblicano. Il numero di cittadini che vivono al di sotto del minimo di sussistenza (circa 500 mila persone) è praticamente uguale alla popolazione avente il diritto elettorale e inserita negli elenchi dei votanti (circa 500 mila persone). I tentativi del governo di Markelov di far arrivare dei partner importanti nella regione, non vanno oltre i protocolli d’intenti. Gli osservatori notano intanto nella repubblica una grande ridistribuzione delle proprietà. In un breve periodo, contemporaneamente, sono state messe in atto circa 300 bancarotte di diverse aziende. Molte di esse, certamente, non funzionavano da tempo, e tutta la procedura di risanamento si concludeva nella loro liquidazione formale. Ma a parte tali bancarotte, c’erano pure “risanamenti” quasi sicuramente “commissionati”. Ne sembra un tipico esempio la situazione della società mista “Marital”. La sua storia iniziò nel 1990, quando a Gianfranco Boggino, che rappresentava a Mosca i prodotti della sua società, era stato proposto di istituire una società mista con il complesso industriale sperimentale “Marijski”. Nel 1991, in seguito a lunghe trattative era stata istituita la società mista “Marital”, nella quale ogni parte possedeva il 50%. La parte russa aveva investito attività fisse della fabbrica, mentre il signor Boggino s’era impegnato a fornire attrezzature necessarie, tecnologie e soldi. In seguito, le autorità preferirono staccare i tagliandi, senza investire niente nello sviluppo della società mista, e tutte le spese furono a carico della parte italiana. Nel 1999 la società mista acquisì una forma nuova: il 50% del capitale statutario è passato al Ministero dei beni pubblici della repubblica Mari El. La fabbrica era impegnata nella produzione del velluto di pelle di pecora, nella cucitura di montoni rovesciati, di colbacchi, di pantofole, di tute e di indumenti ad uso speciale (montoni rovesciati rozzi, casacche di pelle di pecora, ecc.). Il suo turnover aumentava, avendo raggiunto i 100 milioni di rubli all’anno. La società mista che dava un lavoro ben retribuito a circa 500 abitanti della repubblica, è stata regolarmente inserita nell’elenco delle aziende designate a rappresentare la repubblica al concorso nazionale russo “100 merci migliori”. I proprietari della fabbrica non dimenticavano di promuovere anche iniziative culturali locali, sponsorizzate dalla “Marital”: tra queste c’è, in particolare, il concorso musicale televisivo “Le luci della Mari- El”.
    Naturalmente, tale bocconcino da re non poteva non attirare l’attenzione dei funzionari locali. E quindi, profittando del fatto che l’azienda, dopo il periodo estivo, “morto” per i suoi prodotti, aveva avuto un ammanco fiscale di 3,2 milioni di rubli, i funzionari di Mari-El, per mezzo del reparto locale del Servizio federale per il risanamento finanziario, hanno iniziato la procedura di bancarotta della prosperosa società. Hanno preferito non badare al fatto che nei magazzini dell’azienda si trovavano prodotti finiti e pelli conciate per l’ammontare di 12 milioni di rubli: quelle merci potevano essere vendute per estinguere l’indebitamento. Dopo che una parte notevole di questo debito era stata estinta da investitori intenzionati a potenziare la produzione, il gestore provvisorio, nominato dalla corte contrariamente all’opinione della maggior parte dei creditori, ha semplicemente tolto i paganti dal registro dei creditori. I gestori d’arbitraggio che si susseguivano (quattro in meno di un anno), designati dalla corte contrariamente all’opinione del 96% dei creditori, facevano di tutto per far fermare l’azienda e per rendere il più basso possibile il suo prezzo di vendita. Il debito relativo agli stipendi non pagati è aumentato di quattro volte, mentre la produzione e le vendite dei prodotti finiti sono diminuite di sette (!) volte. I prodotti, il cui prezzo ammonta a 8 milioni di rubli, sono rimasti in magazzino per più di un anno. Sembrava che l’obiettivo dei promotori della bancarotta fosse conseguito: in aprile di quest’anno è stata addirittura presa la decisione di preparare la sua vendita “per i debiti accumulati”.
    Secondo le voci, il signor Markelov farebbe in questo modo un piacere a un certo Speranski, uno dei suoi sponsor principali durante la campagna elettorale 2000. Proprio il sig, Speranski vuole comprare la “Marital” per un quarto del suo prezzo reale. Speranski ha già fatto acquisti del genere nel passato: allo stesso modo ha comprato un impianto di lavorazione della carne ad Alenkino. Visto che l’azienda era stata venduta ai danni dei creditori, il gruppo regionale per la lotta ai reati nel campo economico ha instaurato a carico di Speranski una causa penale, ma è stato presentato un materiale giustificatorio. Ora la causa è “rianimata” dalla Procura generale e, a detta dei giudici istruttori, ha tutte le probabilità di essere condotta in porto. E perché i proprietari legittimi della “Marital” non dessero fastidio, il Ministero per i beni pubblici della Mari-El li ha minacciati di adire le vie legali (rivolgendosi ad una corte locale, ben controllata) e avrebbe riconosciuto che in tutti gli anni passati gli investitori stranieri hanno posseduto in modo illegale il 50% delle azioni. Quindi, gli investitori, già derubati, avrebbero dovuto cedere gli utili “illegalmente accumulati”.
    Ma l’operazione illegale non è stata conclusa grazie all’intervento di Gianfranco Bonetti, ambasciatore italiano in Russia, dei deputati della Duma di Stato, dei giornalisti che capiscono che l’avidità dei funzionari della Mari-El potrebbe danneggiare non solo loro stessi, ma anche l’immaggine della Russia. A luglio, i proprietari della fabbrica, ormai disperati, hanno inviato una lettera al Presidente della FR Putin, chiedendogli di controllare di persona questa vicenda. Putin ha spedito la loro lettera alla Procura generale, disponendo di sbrogliare la faccenda, dopo di che la situazione della “Marital” ha interessato il governo. Nella repubblica è arrivata per una visita di controllo la signora Trefilova, direttrice del Servizio federale per il risanamento finanziario (SFSF). Sembra che proprio dopo questa visita i funzionari del reparto locale del SFSF abbiano badato al fatto che la bancarotta della “Marital” fa parte di quelle dolose e hanno provveduto a sospenderla. Speriamo che la fine della storia sia più felice del suo inizio...
    Gli “Italiani” potranno seguire gli sviluppi della faccenda, che saranno resi noti nei prossimi numeri del giornale.

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