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Numero 19(64)
Economia internazionale: i risultati del 2002

    Per l’economia internazionale, il 2002 è diventato un anno di trasformazioni importanti, verificatesi in quegli stereotipi che esistono da tanto e che vigevano fono agli ultimi tempi.
    Si fa notare anzitutto il fatto che l’economia statunitense che ormai da più di un secolo si riteneva la forza motrice più rilevante dell’economia internazionale, stenta ad uscire dalla fase del rallentamento tiratosi per le lunghe. La stagnazione economica ha già comportato alcuni effetti importanti su scala mondiale. La crescita dell’economia americana negli anni precedenti era dovuta soprattutto al boom nella così detta “nuova economia”, cioè nel settore di tecnologie sofisticate. Il rallentamento dei tassi di crescita economica non comporta, in questo modo, solo problemi economici nell’ambito di un classico modello economico, ma il crollo dell’idea, secondo la quale la precedente crescita accelerata fosse dovuta al passaggio degli USA verso la fase delle tecnologie più sofisticate. In seguito al deprezzamento di queste società in America, sono calate anche le azioni delle aziende hi-tech in Paesi europei ed asiatici.
    Un altro motivo considerevole del peggioramento della salute dell’economia statunitense è, senz’altro, l’attività politica degli USA in Medio Oriente. Dopo l’operazione in Afganistan, è assai probabile l’inizio dell’azione di guerra contro l’Iraq, che rischia di cambiare notevolmente il rapporto di forze nel mercato del petrolio. Esistono, in particolare, due scenari contrari. Secondo il primo, dopo l’abbattimento veloce del regime di Saddam Hussein, l’Iraq tornerà nel mercato del petrolio, il che comporterà un brusco calo di prezzi, fino a 10-15 dollari per un barile. Secondo l’altro scenario, se il cambio del regime in Iraq provocherà tumulti politici nei Paesi arabi o il cambio dei regimi in essi, la proposta del petrolio può invece ridursi, mentre i prezzi cresceranno. In ogni caso, è evidente l’incertezza crescente dei futuri prezzi dell’oro nero.
    Infine, anche l’indebolimento del dollaro rispetto all’euro è risultato importante per l’economia internazionale. In seguito all’aumento della volatilità sui mercati valutari, che era evidentemente sfavorevole al dollaro, molte persone fisiche hanno deciso di investire mezzi liberi negli attivi più affidabili. Nei periodi dell’instabilità valutaria il primo fra tali attivi era ed è sempre l’oro, ma oggi sono anche immobili. Non è una sorpresa, quindi, che in quest’anno, nonostante il peggioramento della congettura economica, i prezzi della proprietà immobiliare nei Paesi europei, crescono a vista d’occhio.

Cambiamenti negli USA
      - Crollata l’idea della “nuova economia” Il rallentamento della crescita della produttività del lavoro dal 2,6% all’1,0% dal 1999 al 2001 ha confutato il concetto della “nuova economia”
      - Consumo finale negli USA limitato dai prezzi alti del petrolio Per l’economia degli USA, i prezzi alti del petrolio sono un fattore che frena la crescita, perché, di seguito, i privati spendono sempre di più per la benzina, e aumentano le spese di produzione.
      - Dollaro più debole nei mercati internazionali L’indebolimento del dollaro è positivo per l’economia statunitense, ma il dollaro potrebbe perdere il suo ruolo di una valuta di riserva in molti Paesi. Dall’inizio dell’anno il dollaro ha perso il 10% rispetto all’euro.
      - Problemi della gestione corporativa La crisi della fiducia negli USA è scattata con lo scandalo relativo al gruppo Enron. In agosto 2002, le aziende che rifuitavano di confermare l’attendibilità dei loro risultati finanziari sono state 12 (compresa la WorldCom).
      - In ribasso i rating delle aziende americane Nel 2002, il numero di aziende cui rating è stato ridotto, ha superato del 70% il numero di aziende, cui rating è stato aumentato.

Effetto sull’economia internazionale
      - Cala il prezzo delle aziende hi-tech In tutto il mondo, in seguito alla recessione negli USA, sono stati danneggiati i settori di telecomunicazioni e di tecnologie sofisticate
      - Possibile il crollo dell’OPEC in seguito alla guerra in Medio Oriente La necessità di controllare i prezzi del petrolio è uno dei motivi dell’intensificazione della presenza americana in Medio Oriente. In prospettiva a lungo termine, la guerra con l’Iraq può comportare il crollo dell’OPEC e il cambio del rapporto di forze nel mercato petrolchimico.
      - Si dà meno credito al dollaro come mezzo di risparmio L’instabilità dei mercati valutari ha comportato l’aumento dei prezzi degli immobili
      - Aumentata l’attrattiva delle azioni di altri Paesi La crisi della fiducia negli USA ha fatto sì che l’attrattiva di investimenti negli altri Paesi è aumentata. Mentre prima i problemi della gestione corporativa apparivano quelli dei Paesi dei mercati emergenti, la crisi negli USA ha dimostrato che la situazione è diversa.
      - Ridottosi il costo relativo dei prestiti per le società non americane
    E’ giusto notare che i problemi economici negli USA hanno aumentato l’attrattiva di alcuni Paesi dei mercati emergenti. Mentre prima questi Paesi erano visti come un gruppo uniforme di attivi, dal 2002 l’atteggiamento nei loro confronti è cambiato: alcuni di essi, come i Paesi dell’Europa dell’Est e la Russia continuano ad essere visti bene dagli investitori, mentre l’America Latina ha perso, in larga misura, la sua attrattiva. In Argentina mancano, come prima, gli indizi del miglioramento della situazione economica, il governo è diventato debitore insolvente nei confronti della Banca Mondiale, e poco fa, per giunta, anche la direzione della Banca Centrale d’Argentina ha presentato le dimissioni. Il Brasile non riesce a riaversi dopo le elezioni presidenziali.
    La situazione in America Latina, che, senz’altro, può essere definita come la crisi del potere, potrebbe essere vista anche come un’anticipazione di cambiamenti politici nei Paesi industrializzati. Nel 2004 ci saranno le elezioni presidenziali negli USA, e sebbene, mancando un candidato alternativo, George Bush abbia ogni probabilità di rimanere Presidente, anche la sua capacità di formare un’équipe efficente è in forse. In particolare, le recenti dimissioni del Ministro del Tesoro, dimostra che la mancanza dei quadri potrebbe evidenziarsi fra poco anche negli USA.

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