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Numero 15(79)
L’arresto di Khodorkovski: e’campagna elettorale

    Tutte le vicende di Mikhail Khodorkovski, che gli sono capitate dalla fine di ottobre, sembrano un brutto sogno, dal quale ci si vuole riavere al più presto possibile.
    Nel contempo bisogna dire che ciò che è successo nelle ultime settimane accadeva anche in precedenza, e accade adesso in diverse regioni, ai piccoli imprenditori e ai semplici cittadini, e l’unico termine con il quale si può definire quanto succede è “l’arbitrio”.
    L’arresto, per il quale sono state mobilitate le forze del Servizio federale di sicurezza (FSB) ed è stato organizzato con un volo speciale da Novosibirsk a Mosca (quanti soldi del bilancio statale sono stati spesi per quest’operazione? erano veramente così necessarie quelle spese?!), la sentenza del Tribunale Basmanny di Mosca, emessa nello stesso giorno, la reclusione e il succesivo riufiuto di rilasciare Khodorkovski dietro cauzione: tutto questo è chiamato dalle autorità “l’applicazione della legge”. Ma essa è applicata in modo selettivo e solo in singoli casi. Nonostante che esista il caso della bancarotta della società americana Enron, citato così spesso dai portavoce delle autorità russe, all’estero la situazione è radicalmente diversa: vi sono dei tribunali indipendenti, degli avvocati competenti, impegnati negli organismi pubblici e, infine, l’ambiente nelle prigioni. E’ veramente tanto pericoloso Khodorkovski, da dover essere recluso? perché la Procura generale non è in grado di presentare in breve tempo delle prove sufficienti della sua colpa (se esiste)? perché in Russia non c’è un giudizio indipendente? Queste sono domande retoriche, e non vale la pena di consumar carta per porle. E’ assai più interessante cercare di appurare cos’è cambiato nel Paese in seguito all’arresto di Khodorkovski.
    L’arresto di Khodorkovski è significativo non solo, ma forse addirittura non tanto sul piano dell’economia, quanto soprattutto in vista delle imminenti elezioni. Mentre un mese fa pareva che le elezioni del prossimo dicembre dovessero essere fiacche e noiose, ora sia la destra che la sinistra hanno la possibilità di guadagnare dei voti. Il merito esclusivo e’ di Mikhail Khodorkovski.
    Potrebbe suonare paradossale, ma è un dato di fatto: l’arresto dell’imprenditore più ricco della Russia ha permesso sia alla destra che alla sinistra di mobilitare il proprio elettorato. E per l’ insipida “Russia unita”, che tuttora non riesce a trovare un’idea giusta da lanciare, l’azione svolta ai danni di Khodorkovski è stata assai più utile che per tutte le altre forze politiche. Evidentemente proprio su tale effetto contavano i rappresentanti della Procura generale, quando arrestarono con grande clamore Khodorkovski a Novosibirsk e lo trasportarono, con un volo speciale, a Mosca. Ora lo slogan “siamo contro gli oligarchi” ha permesso ai centristi della “Russia unita” di ottenere un’individualità che, come dimostrano diversi sondaggi, piace molto alla maggior parte dei russi. Per questo motivo, anche se l’arresto di Khodorkovski non è dovuto al suo desiderio di ingerire nella vita politica, è possibile affermare che il dessous delle vicende, inerenti alla Yukos, è più che altro politico.
    I partiti della destra per ora non riescono a trarre dei vantaggi notevoli dal “regalo” imprevisto, cioè dalla possibilità di combattere per l’elettorato. La mossa più assennata potrebbe essere, ovviamente, quella dell’aggregazione di Yabloko e l’Unione delle forze di destra (SPS): un’ associazione fra di loro potrebbe subito concedere a questi due partiti il sostegno del 10-12 per cento della popolazione. Adesso infatti ognuno dei due schieramenti politici ha solo il 4%-5% di sostegno da parte degli elettori, perché gli uomini non sicuri della capacità di questi partiti di superare il limite del 5%, vanno a votare per i partiti “destinati a passare” nella Duma, come quello di centro. La fusione pertanto diventerebbe un gran bene. Ma sembra che nessuno dei due partiti sia disposto ad intraprendere tale mossa, lusingandosi del pensiero che sarebbe stato proprio esso e non l’altro, il suo avversario, a superare il limite del 5%, mentre questo schieramento avversario non avrebbe avuto altro da fare che aderire al partito vincente nel nuovo Parlamento, per non sparire del tutto. Sia il partito Yabloko, sia lo SPS cullano la speranza di sopravvivere e rimanere l’unico partito della destra in Russia, che indubbiamente sarà custodito con cura dal potere e presentato all’opinione pubblica internazionale, a dimostrazione della democraticita’ del regime. E’ una strada che porta verso un binario morto, ma per ora sia Yavlinskij, che Chubais procedono proprio per essa.
    Un altro paradosso di questa situazione sta nel fatto che anche il business della Yukos, benché cambiato, non è stato danneggiato molto dall’arresto di Khodorkovski. La compagnia ha avuto un nuovo dirigente, Semion Kukis, alcuni nuovi managers stranieri, ma è ancora più importante che la gestione operativa della società ora di fatto è esercitata dai rappresentanti della Sibneft. In futuro la situazione potrebbe svilupparsi secondo due scenari. Nella prima ipotesi, i dirigenti della Sibneft cercherebbero di rendere ufficiale la loro posizione dominante nella compagnia, designando i propri uomini ai posti chiave. In tale caso i dirigenti della Sibneft, in pratica, otterranno il controllo della Yukos gratuitamente. E ciò significherà che a Khodorkovski vien semplicemente tolta la sua impresa, più gli uomini la cui società lui aveva comprato. Questo scenario significherà, poi, che le posizioni della “Famiglia” sono sempre forti e che la legge è al servizio della stessa vecchia élite.
    Nella seconda ipotesi, la Yukos, cioè, più esattamente, la quota del 40%, sarebbe sequestrata a Khodorkovski, come pagamento delle tasse, e presentata ad una gara d’appalto, dopo di che passerebbe ad altri proprietari. Ci sono addirittura degli ottimisti che sperano che questo pacchetto possa essere venduto ad un’azienda straniera. Qui però bisognerebbe rilevare che anche se tali mosse saranno sostenute dal Tribunale (il Basmannyj, naturalmente), gli stranieri dovrebbero avere dei grandi dubbi in merito alla legittimità dell’operazione. Più probabile ci appare che nella Yukos arrivino dei nuovi proprietari russi.
    Ma, sia nel primo, che nel secondo scenario, Mikhail Khodorkovski, libero e assolto, potrebbe diventare un ostacolo serio. Ne possiamo dedurre che, nella migliore delle ipotesi, Mikhail Borissovich sarà costretto a cedere la sua quota e lasciare il Paese, e nella peggiore delle ipotesi... alla fine, c’è un certo strumento che si chiama “amnistia” che può essere utile per ridurre la durata della reclusione...

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